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EMANUEL
UN TENTATIVO CRISTIANO DI LEGGERE LA REALTA'
Mr Berlusconi believes he is being singled out by judges on the "extreme left". This week he requested that the judge presiding over the Mills trial be removed, on the grounds that her outspoken attacks on his policies reveal her as too biased to render a fair judgment. (His request was rejected.) He announced that he would seek a law providing immunity from prosecution for high-ranking members of the Italian government. Magistrates have complained that Mr Berlusconi's moves will cause "irreparable damage to the rule of law".
CRONISTORIA: Qualche tempo fa La Destra ha presentato una proposta di legge per regolamentare la prostituzione; in seguito, Daniela Santanchè, già candidato premier per lo stesso schieramento, ha proposto di tenere un referendum con lo scopo di riaprire le c.d. "case chiuse".
pubblica, assolvendo a priori i loro clienti". Il suo successore al Viminale, Roberto Maroni raccoglie invece la provocazione dei relatori e propone di creare "eros center", con lo scopo di arginare il fenomeno. A questo punto interviene il Vice-Presidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl):«In tutti i Paesi del mondo questi quartieri sono simbolo di degrado. Lo Stato non può avallare lo sfruttamento della prostituzione, significa non rispettare la persona». Voci contrarie pure da numerosi espondenti del Pd, e curiosamente, anche dal leader de "La Destra", Francesco Storace, che paragona le "case chiuse" alle narcosale. A dimostrazione della trasversalità del tema.
diventano facile merce di scambio per trafficanti senza scrupoli. Don Oreste Benzi, fondatore dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che ha combattuto il drammatico fenomeno e restituito la libertà ad oltre seimila ragazze, sosteneva che “nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”. La globalizzazione, l’aprirsi delle frontiere europee ai Paesi dell’est, la maggiore possibilità di circolazione hanno incrementato il fenomeno dell’immigrazione verso un occidente più ricco, più ammiccante per chi volesse attingere al benessere in modo rapido. Pertanto intermediari e sfruttatori hanno organizzato veri e propri racket ad opera delle donne più indifese alimentando un incremento di violenze ed efferatezze. Giovanni Paolo II affermava “è ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per
oggetto le donne”. E Benedetto XVI faceva propria la condanna già espressa dal suo predecessore nella lettera alle donne del 29 giugno 1995 sul sistematico sfruttamento della sessualità sostenendo la necessità di un programma di redenzione e di liberazione ai quali i cristiani non potevano più sottrarsi. In effetti il dibattito sulla questione sta interessando vari governi. E divampano con vasta risonanza mediatica le diatribe sulle soluzioni cui pervenire. Sconcerta la tesi di coloro che pensano di poter risolvere il problema circoscrivendolo ad aree urbane a luci rosse o dando il mercificio in gestione a delle cooperative. Ci si domanda come si possa pensare di contrastare un male delimitandolo geograficamente o regolamentandolo con opportune norme. Anche il furto è un male e così tante altre forme di sopruso che negano il senso del prossimo, ma non si è mai pensato di combatterle disciplinandole o regolarizzandole perché queste possano acquisire parvenze di legittimità. Le soluzioni prospettate contrastano poi con la necessità di ricostruire un tessuto valoriale, del quale da più parti si lamenta la spaventosa carenza, indispensabile per consentire ai giovani la crescita in una società più sana e meno ipocrita. Ci si chiede inoltre come sia possibile far passare per legittimo ciò che è espressione di mero possesso della persona ridotta ad oggetto, di offesa della dignità e della libertà delle coscienze. Una cosa ingiusta rimane tale aldilà delle situazioni che condizionano l’atto. Ci si chiede infine perché non si pensi alla qualità della vita che sarebbe riservata alle “prostitute legalizzate” e alle loro famiglie. Il rispetto per il prossimo non è soltanto la regola fondante della nostra religione, ma un’imprescindibile conquista sul piano della cultura e della civiltà. È quindi assolutamente determinante che i governi diano vita a strumenti legislativi appropriati che consentano la repressione del fenomeno colpendo i responsabili del racket, inasprendo controlli e pene. Uno stato attento e accorto deve essere vigile nella salvaguardia del bene comune se vuole promuovere la reale crescita umana e culturale dei suoi cittadini, non soggiacere a ipocrite e affrettate soluzioni di problemi, utili solo ai soliti “furbi”, privi di scrupolo. Uno stato moderno deve combattere il male che va estirpato e sanzionato. La prostituzione non è, come alcuni sostengono, l’incontro tra due libertà: quella tra la donna schiavizzata e il suo cliente, perché l’unica libertà possibile è quella di fare il bene. Per concludere con lo spirito di colui che ci ha guidati, don Oreste Benzi, ripetiamo che le donne schiavizzate dalla prostituzione non vanno consolate, né mantenute, vanno liberate.
Tra le tante leggende metropolitane che si raccontano circa la legge sull'aborto, vi è quella secondo la quale essa avrebbe sconfitto la piaga dell'aborto clandestino, diffusissimo prima dell'entrata in vigore della normativa ed oggi praticamente scomparso. (foto: manifestazione in difesa della 194, 8 aprile 1978)
Così Marco Pannella nel 1981:
Giustamente ieri Claudio Magris, sul “Corriere della Sera”, ha richiamato la testimonianza pacata e quasi imbarazzata di un grande laico, Norberto Bobbio, alla vigilia del referendum sull’aborto nel 1981.
1) Riforme istituzionali: rafforzare il ruolo del Primo Ministro, completare la transizione verso un sistema sostanzialmente bipartitico, abolire il bicameralismo perfetto, creare il Senato Regionale. Sono la conditio sine qua non: senza uno snellimento del processo decisionale, è ardua qualunque riforma.2) Liberalizzazioni e privatizzazioni: Bersani ha incominciato
con farmaci e taxi, ora bisogna proseguire con acqua, energia, servizi: più concorrenza significa prezzi più bassi per il consumatore. Avanti con la privatizzazione di Alitalia.
3) Mercato del lavoro: rivedere drasticamente l'articolo 18. Il limite dei 15 dipendenti ha due effetti nefasti: da una parte costringe al nanismo le nostre imprese, dall'altra crea una divisione tra lavoratori ipertutelati di serie A e lavoratori di serie B. 4) Previdenza: L'abolizione dello scalone ci costerà qualcosa come 10 miliardi di euro. Si torni
alla riforma Maroni, si aboliscano i privilegi dei pensionati "baby" con un bel taglio sugli assegni.
5) Tasse e burocrazia: abbassare in modo intelligente il carico fiscale, e ridurre la burocrazie che gravano su cittadini ed imprese. Mentre in Danimarca per avviare un'azienda bastano 3 giorni, in Italia bisogna fare il giro di uffici su uffici. 6) Meritocrazia e formazione: introdurre il criterio del merito in
tutti i campi, specie quello della formazione scolastica ed accademica. Oggi lo stipendio dei professori universitari è esclusivamente legato all'anzianità ed il controllo è talmente blando che un docente può anche sedersi in poltrona tutto il giorno. Inoltre, il valore legale della laurea incentiva la nascita di miriadi di Atenei, che pullulano come i funghi, esattamente come gli aspiranti "dottori". Naturalmente, non sempre gli uni e gli altri sono di qualità, il tutto a spese dello Stato.
siamo costretti ad esportare subendo le oscillazioni dei prezzi. Bisogna svincolarsi il più possibile da questa schiavitù, indi bando alle ciance: oggi l'unica fonte alternativa in grado di produrre quote consistenti di energia è il nucleare. Archiviamo il referendum e avviamo una seria politica in materia.Se il Cavaliere saprà stupirci ancora una volta ed attuare una vera rivoluzione liberale, allora sì che l'Italia farà un bel passo in avanti.


Infine, ecco la procura di Santa Maria Capua Vetere istruire una bella inchiesta nei confronti del Ministro Mastella, della moglie e del suo partito, con tanto delle solite interccetazioni telefoniche che impazzano sui soliti giornali. E vabbè, non ha la procura il diritto di istruire un'inchiesta?, chiederanno i miei 25 lettori. E proprio qui viene il bello.
Perchè proprio negli ultimi giorni due pareri illustri adombrano dubbi sulle modalità con cui l'azione è stata condotta.
Il primo, quello di Gerardo D'Ambrosio, ex pm di Mani Pulite, che chiosa senza mezzi termini :"E' un fatto grave che un giudice trattenga un provvedimento per tre mesi e poi emetta una misura cautelare dichiarandosi incompetente. Ma come si fa?" Aggiunge poiriferendosi agli arresti domiciliari di Sandra Mastella:"L'urgenza si giustifica per evitare la fuga o la reiterazione del reato, e per questo comprendo la reazione di Mastella: la prova della tentata concussione non poteva essere inquinata, perchè trattasi di intercettazione già agli atti" (Corriere della Sera, 24/01/2008).
Nicola Mancino, il quale afferma: "Personalmente ritengo che non ci fossero quelle condizioni che legittimano la custodia cautelare" (vedi qui)
Apriti cielo! Non vuoi che puntuale arriva l'esternazione di Saverio Borrelli, secondo il quale "Il '92 non è mai finito, il clima è sempre lo stesso" ed inoltre "Le reazioni della classe politica sono in contrasto con il principio che tutti sono uguali davanti alla legge" (leggi tutto).
Peccato che stavolta a fare certe affermazioni non è Berlusconi, nè il Ministro della Giustizia, nè qualsivoglia politico. Stavolta si tratta di due eminenti magistrati, gente che ne sa di legge. Ma vallo a spiegare al signor Borrelli.
All right, come volevamo e speravamo, il Governo se n'è andato, seppellito sotto un mare di rifiuti prima ancora che sotto i no di Mastella, Dini e compagni. Tutto bene, tutto ok.
Nel centrosinistra si aprirà un guerra furibonda, anche all'interno del Partito Democratico, all'insegna del "tutti contro Veltroni". Il fronte prodiano sta già preparando fucili e cannoni per giustiziare W, ritenuto (e non senza qualche ragione) il principale responsabile dell'implosione dell'Unione al Senato: l'ambiguo appoggio al referendum e l'insistenza su una legge elettorale "anti-nanetti" hanno sicuramente pesato nelle tensioni interne alla ex maggioranza e, c'è da scommetterci, nei calcoli dell'on. Mastella. Va da sè che il sindaco di Roma non si farà giustiziare facilmente, e si prepara alla battaglia forte del sostegno dei suoi, e non solo: già ieri sera, a crisi aperta, il braccio destro Goffredo Bettini offriva a Berlusconi la possibilità di passare (testuali parole) "dalla cronaca alla storia". Tradotto: facciamo assieme la legge elettorale.
tornare subito alle urne. Fini e Bossi, figurarsi. Casini frena, e prima di andare dagli elettori vorrebbe una bella legge tedesca che favorisse la nascita di un forte Centro. Il leader Udc trova una sponda in Napolitano, che tenterà di sondare la possibilità di un Governo istituzionale: per il quale allo stato attuale una maggioranza non c'è (oltre all'Udc, lo appoggerebbero solo il Pd e Prc). La verità, piaccia o no, è che ancora una volta tutto dipende dal leader di Forza Italia: solo se gli si forniranno adeguate garanzie appoggerà questa soluzione.
al Senato giovedì sera. Facciamo quattro conti.
di un'eventuale sfiducia al ministro dell'Ambiente sono diverse a seconda dell'atteggiamento che il governo terrà sul caso: se si rimette all'Aula, può anche non dimettersi trattandosi di sfiducia individuale; se invece approva l'operato di Pecoraro, allora le dimissioni di Prodi diventano obbligate. Noi ascolteremo quello che verrà detto in Aula, ma visto che sono emerse chiare responsabilità politiche anche del ministro, che si è opposto alla costruzione dei termovalorizzatori, coerentemente con quanto abbiamo fatto sui rifiuti, non voteremo a favore». (Corriere della Sera, 20 Gennaio 2008)
Senato', dice Mastella. Il leader dell'Udeur si e' riferito cosi' alla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Ambiente, in votazione mercoledi' al Senato. Alla domanda su come votera', Mastella risponde:'Che faro'? Io non ho l'obbligo della presenza...'. Quindi aggiunge polemicamente: 'Io mi sono dimesso, altri a Napoli no'.
Ora però si viene a sapere di un appello sottoscritto da 67 docenti dell'Ateneo fondato da Bonifacio VIII, in cui si esprime riprovazione per la visita del Santo Padre. Nel frattempo, si vanno organizzando le proteste studentesche, che come spesso accade in queste occasioni rischiano di ingrossarsi con arrivi da altri Città o Regioni. Un caso nazionale, insomma.
La sensazione è che una minoranza iperlaicista stia facendo tanto chiasso quando alla Sapienza, come ha ricordato il prof. Dallapiccola, sono stati ricevuti persino i Raelliani (sì, proprio quelli che sostengono che l'umanità deriva da esperimenti alieni).
Ma oscurare la religione dal dibattito pubblico è forse laicità? La Chiesa non occupa il Parlamento puntando le pistole sulle tempie dei deputati, si rivolge alle coscienze di cattolici e uomini di buona volontà.
nel prestigioso Ateneo della città. Anche in occasione di questa storica visita alla "nostra" diocesi ci furono proteste dell'ultrasinistra e dei laicisiti, ma ricordo bene che i pass per l'udienza erano esauriti, gli studenti riservarono un'accoglienza calorosa e non ricordo nessuna lettera di protesta da parte di qualsivoglia docente. Come del resto non ricordo nessuna protesta quando Papa Ratzinger fu invitato a tenere quella splndida Lectio Magistrlis all'Università di Ratisbona. Le proteste per la verità arrivarono dopo, e non da parte dei docenti, come ben ricordiamo. Ma questa è tutta un'altra storia.
Il Cristianesimo però è un Fatto. E' un prodigioso Incontro tra l'uomo e Dio, che assume la nostra stessa natura nell'Incarnazione del Verbo e come Uomo si carica delle nostre sofferenze. La Croce è il simbolo di un Dio che si è fatto come noi per farci come Lui.
2335 Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio. L'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: « L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne » (Gn 2,24). Da tale unione derivano tutte le generazioni umane. 
Da diverso tempo ormai e da più parti si discute di riformare la nostra Carta fondamentale. La procedura in realtà non è eccessivamente rigida, rispetto a quella prevista da altri ordinamenti, e prevede una doppia possibilità: o entrambe le Camere varano la modifica con la maggioranza dei due terzi e per due volte, oppura approvano la revisione a maggioranza assoluta ma in quel caso alcuni soggetti possono chiedere un referenudm confermativo. Questa seconda strada è stata seguita sia per la riforma del Titolo V del 2001, ad opera del centrosinistra, sia per la più ampia riforma del 2005 ad opera della Cdl. Nel primo caso il referendum ha confermato la riforma, nel secondo no.
La riforma del 2001 conteneva alcune importanti innovazioni, tra cui una riforma in senso federale dell'art.117 sulle comptenze regionali: prima infatti vengono indicate i poteri dello Stato, poi quelli concorrenti, mentre alle Regioni vengono lasciati i poteri non citati (clausola di potestà residuale, tipica degli Stati federali).
L'ultima riforma del 2005 invece introduceva numerose modifiche, tra cui: la fine del bicameralismo perfetto, con istituzione del Senato delle Regioni, nuovi poteri al premier, elezione quasi diretta del capo del Governo, competenza esclusiva alle Regioni in materia di istruzione, sanità, polizia locale, riduzione del numero dei parlamentari. Questa revisione, forse sbandierata da alcuni come una riforma federalista, in realtà asseganva alle Regioni poteri in larga parte già detenuti, pertanto la reale portata autonomista si sarebbe dovuta verificare alla luce dei decreti attuativi.
Nonostante tutto, il centrodestra introdusse innovazioni invocate da tempo: una volta approvato il testo tramite consultazione referendaria, si sarebbe potuto procedere alla correzioni necessarie. Con una scelta scriteriata, però, il centrosinistra invitò a bocciare la riforma. Cosa che di fatto avvenne con oltre il 60% di no.
Ora si ritorna a parlare di riforme: l'ultima sortita è quella di Franceschini in favore del semi-presidenzialismo alla francese: un sistema dove il Presidente della Repubblica viene eletto dal popolo, nomina il Presidente del Consiglio, determina le linne generali di politica dell'esecutivo; il Governo deve avere la fiducia del Parlamento.
Si tratta senz'altro di un buon sistema, anche se poco attuabile col quadro politico vigente (a meno di accordi trasversali).
A mio avviso, comunque, bisognerebbe varare subito una buona legge elettorale, che premi i partiti più grandi (per esempio, il Vassallum), riformare i regolamenti parlamentari in modo da imporre la coincidenza tra liste elettorali e gruppi, tornare alle urne e lasciare al nuovo Parlamento il compito di stendere una nuova Costituzione.
Referendum permettendo....